”le parole che gli urlo a bassissima voce prima di partire (sai per che cos’è che mi dispiace? non tanto per agosto, quello passa. mi dispiace per i quattro anni in cui ho creduto che tu fossi un amico, e mi sbagliavo, perché non mi vedi da mesi non hai, semplicemente, nulla da dirmi), quelle no, quelle mi fanno solo bene.
”Ecco, mi concentrerei sulla quarantottesima ora, quella in cui ai signori è stato notificato che forse non avevano notato una costante, nelle edizioni dell’Huffington sparse per il mondo, e che no, non era un caso, era una condizione posta da Arianna: il direttore doveva essere una donna.
Mi concentrerei sullo spasmo di dolore di illuminati intellettuali, sinceri democratici, appassionati uomini di sinistra, culturalmente abituati a reprimere l’idea che di certe cose si debbano occupare loro e le donne sia meglio se stanno a casa a cucinare, e mi raccomando girare coi mezzi, ché si sa che a parcheggiare non siete capaci. Uomini che non hanno ancora imparato a non farsi tanare le corna tramite notifiche sull’iPhone, ma sono sinceramente convinti di avere più confidenza con la tecnologia. Uomini abbastanza di mondo da accettare di vedere alcune delle loro ambizioni sconfitte, sì, ma da altri uomini. Uomini che finché son giornali con le pagine lucide che parlan di vestiti vabbè, ma se si tratta di roba seria non scherziamo, mica vorrete toglierci i nostri posti di lavoro, poi alle riunioni con tutti maschi vi annoiate, poi manca uno nella partita di calcetto tra direttori. Uomini che però sono comencinianamente inibiti a dire anche solo una parola del genere, anzi saranno costretti a sillabare dichiarazioni su quanto era ora, su quanto questo paese sia pieno di donne capaci e non abbastanza valorizzate, su quanto il soffitto, il cristallo, la rava, la fava.
”Solitamente la traccia è: solitudine; relazioni coatte da cui si impara comunque qualcosa; scelta di giocare nella squadra dei così malamente detti liberal, pur riconoscendone i limiti; leggerezza, come la intendeva quel tipo che ha scritto le Lezioni americane. C’è tutto anche in The Descendants.